Videogiochi e denaro virtuale: il confine sottile tra divertimento e dipendenza

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Una ricerca pubblicata sul Journal of Public Health, frutto della collaborazione tra l’Università Sapienza di Roma e Skuola.net, ha analizzato 1.586 giovani tra i 10 e i 25 anni, evidenziando un legame significativo tra acquisti in-game e rischio di dipendenza da videogiochi.
Il dato più rilevante riguarda la spesa per beni digitali (skin, potenziamenti, loot boxes): investire almeno 100 euro in sei mesi aumenta fino a dieci volte la probabilità di sviluppare comportamenti riconducibili all’Internet Gaming Disorder. Anche l’acquisto di account già “livellati” espone a un rischio superiore alla media.
Il modello free-to-play, basato su microtransazioni continue, sposta il focus dall’acquisto iniziale all’ingaggio economico prolungato, introducendo dinamiche simili a quelle del gioco d’azzardo.
Sul piano scolastico emergono effetti critici: oltre un terzo degli studenti segnala calo di interesse, minore impegno e peggioramento dei voti. Le ragazze, pur giocando meno, mostrano maggiore consapevolezza dell’impatto negativo.
La fascia più vulnerabile è quella tra i 14 e i 17 anni. Quasi il 30% gioca oltre tre ore al giorno; il 7,6% supera le otto ore quotidiane. Vivere nel Nord Italia sembra associarsi a un minor tempo di gioco.
Nonostante i rischi, il gaming risponde a bisogni di evasione e socialità: molti lo utilizzano per distrarsi o mantenere relazioni. Tuttavia, più della metà riconosce che un uso eccessivo può compromettere la salute, aprendo spazi per interventi preventivi mirati.

FONTE: TGCOM24

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