Lo shopping compulsivo è un disturbo caratterizzato da un’eccessiva e incontrollata tendenza all’acquisto, che genera disagio emotivo e problemi sociali e finanziari. Chi ne soffre usa spesso lo shopping per gestire emozioni negative, trovando nella spesa una gratificazione temporanea legata anche a una particolare sensibilità neurochimica al piacere. Le persone con questo disturbo faticano a distanziarsi dalle proprie emozioni e pensieri nel presente, vivendo l’impulso all’acquisto come irresistibile e difficile da controllare.
Stephen Kellett e Jessica V. Bolton hanno proposto un modello cognitivo-comportamentale che descrive lo shopping compulsivo come un comportamento disadattivo in risposta a emozioni negative, che porta a difficoltà personali, finanziarie e sociali. A differenza di altri disturbi del controllo degli impulsi, questo problema è spesso sottovalutato e mascherato come normale attività sociale, rendendo difficile il riconoscimento.
Il modello prevede quattro fasi:
- Fattori antecedenti, come esperienze di vita difficili e ambienti familiari disfunzionali che creano vulnerabilità;
- Trigger emotivi e ambientali (ansia, pubblicità, carte di credito) che scatenano l’impulso all’acquisto;
- L’atto stesso dell’acquisto, caratterizzato da uno stato mentale dissociato che riduce la capacità di autoregolazione e aumenta il piacere momentaneo;
- La fase post-acquisto, dove emergono senso di colpa, vergogna e rimorso, che alimentano un circolo vizioso di ripetizione del comportamento.
Il disturbo si autoalimenta perché le emozioni negative post-acquisto diventano nuovi stimoli per la compulsione. Lo shopping compulsivo è quindi un disturbo complesso che coinvolge aspetti emotivi, cognitivi e comportamentali, e che richiede una comprensione approfondita per poter intervenire efficacemente e aiutare le persone a interrompere il circolo vizioso che compromette la loro qualità di vita.
fonte: https://www.stateofmind.it/shopping-compulsivo/


Lascia una risposta